Il doppio vetrocamera (o vetro isolante a camera singola) è composto da due lastre di vetro float separate da un distanziale perimetrale che crea un'intercapedine ermetica. Lo spazio tra le lastre — tipicamente 12, 14, 16 o 18 mm — viene riempito con aria secca o, nelle versioni di qualità, con gas argon per migliorare l'isolamento termico.
Rispetto a un singolo vetro (Ug = 5,8 W/m²K), il doppio vetrocamera standard con aria raggiunge Ug = 2,8 W/m²K. Con il gas argon e un coating basso-emissivo su faccia 2, si scende a Ug = 1,0-1,1 W/m²K. Il salto qualitativo è enorme: un doppio vetro basso-emissivo argon disperde cinque volte meno del singolo vetro.
I limiti del doppio vetrocamera emergono quando si vuole scendere sotto Ug = 0,9 W/m²K: a quel punto è necessario passare al triplo vetrocamera. Inoltre, il doppio vetro ha una capacità di riduzione acustica inferiore al triplo, soprattutto nelle basse frequenze (traffico, mezzi pesanti), a meno di non usare vetri con spessori asimmetrici (es. 6/16/4 invece di 4/16/4).
Le combinazioni più diffuse nel mercato italiano 2026 sono: 4/16/4 argon basso-emissivo (Ug 1,1 W/m²K, la soluzione di ingresso), 4/18/4 argon basso-emissivo (Ug 1,0 W/m²K, gap più ampio per prestazione leggermente migliore), e 6/16/4 asimmetrico per applicazioni acustiche dove si vuole combinare isolamento termico e fonoassorbimento.
Il gas argon nella camera riduce la conduttività termica dell'intercapedine: l'argon conduce il calore il 34% in meno rispetto all'aria secca. In pratica, su un doppio vetro con distanziale warm-edge e coating basso-emissivo, il passaggio dall'aria all'argon migliora Ug di circa 0,1-0,2 W/m²K — un guadagno netto che giustifica sempre il sovrapprezzo di pochi euro al metro quadro.